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11 Aprile 2016
17:00 – 19:00
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Si dice spesso che dopo la bocciatura del progetto ‘Wollemborg’ (1901), la riforma dell’ordinamento tributario si arenò. Per la verità, pur fra forti resistenze, l’età giolittiana fu un periodo storico di importanti riforme anche in campo tributario. I Comuni furono sgravati da una serie di imposte, si istituirono le aziende municipalizzate che allargavano l’erogazione dei servizi pubblici essenziali a migliori condizioni economiche per i cittadini, fu istituita l’imposta sugli incrementi di valore delle aree fabbricabili oltre che valorizzata l’imposta comunale di famiglia, originariamente chiamata “fuocatico”. Nel contempo si introdusse la progressività nell’imposizione erariale (1902) e nel 1906, cruciale fu la conversione opzionale della rendita italiana ridotta dal 5% nominale al 3,75 e poi a 3,50 a partire dal 1912. I nuovi titoli furono sottoscritti in massa e i rimborsi furono di minima entità. Si approvarono politiche fiscali attente al progresso dell’intera Italia. Il volume del professor Marongiu ci offre un quadro esaustivo e pregnante del sistema fiscale italiano nell’età giolittiana.
