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18 Gennaio 2017
9:30 – 13:30
Convegno accreditato ai fini della formazione professionale continua dall’Ordine dei Dottori Commercialisti ed Esperti Contabili di Firenze (n. 4 crediti formativi)
Una rilettura attraverso i percorsi di Franco Bonelli
Franco Bonelli è stato uno degli studiosi che con maggiore assiduità ha partecipato alle iniziative di Cesifin, e per di più vi ha partecipato sin dalle origini quando studi, convegni, seminari erano organizzati sotto la regia di Alberto Predieri. Franco era un insigne cultore del diritto commerciale, in tutte le sue declinazioni. Ma, sia perché convinto assertore e propugnatore della unitarietà del diritto, sia per la sua continua insaziabile curiosità, sia per la sua multiforme esperienza professionale, aveva continue occasioni di misurarsi con il diritto amministrativo, o comunque con spezzoni o problematiche di tale ramo del diritto embricati, come del resto è naturale che sia, con istituti del diritto commerciale. Basti ricordare i suoi studi oltremodo approfonditi sul danno ambientale, in cui ha sovrapposto ad una disamina meticolosa del diritto positivo innervato di regole pubblicistiche, la raffinata analisi del privatista. Ma il settore che ha coltivato e dove è maggiore l’esigenza di versare nell’utroque iure è quello delle privatizzazioni.
A tal fine valga richiamare, oltre che una serie di relazioni tenute proprio a Cesifin, il volume su La privatizzazione delle imprese pubbliche, Giuffrè, 1996, e quello intitolato Il codice delle privatizzazioni nazionali e locali, Giuffré, 2001, nonché svariati saggi (ad es. quello su I vincoli alla privatizzazione delle compagnie aeree, in Diritto del commercio internazionale, 2001). Né si tratta di una attenzione ai profili pubblicistici provocati dalla stagione delle privatizzazioni: basti pensare ad un saggio del 1988 su Partecipazione a Spa da parte di Enti pubblici il caso del Consorzio Autonomo del Porto di Genova, pubblicato su Il diritto marittimo. Del resto questa “invasione di campo” (che in sostanza non è tale, ma è visione sistematica) è oltremodo agevole per gli studiosi del diritto commerciale, in quanto costoro, alla stregua degli amministrativisti, sono soliti confrontarsi con problemi afferenti a regole di organizzazione, ai controlli, alla rappresentanza, al conflitto di interessi, ai procedimenti deliberativi e in genere ad espressioni di potere privato sì, ma funzionalizzato e procedimentalizzato.
L’apporto scientifico di Franco era corroborato da una grande conoscenza pratica ed infatti era solito vivificare (e comprovare) ogni asserzione teorica con casi concreti. Il che non era solo oltremodo utile per i lettori, ma anche per la validità scientifica delle tesi proposte. E’ noto che in molti settori dell’accademia v’è una sorta di repulsa verso chi si immerge nella pratica, ma tale repulsa andrebbe semmai circoscritta verso chi si limita a rassegne di casi, e non verso chi usa i casi per ricondurli a principi, astrazioni, concetti, che appunto non vanno mai considerati a mo’ di dogmi, bensì soggetti a continua rivisitazione alla luce dell’esperienza concreta. Anche perché, come osservava G. GORLA, Le scuole di diritto degli Stati Uniti d’America, in Riv. dir. comm., 1950, I, 320, “è il diritto tutto un flusso e riflusso fra casistica e principii, fra vita e diritto”. In fondo si tratta di dare applicazione al vecchio brocardo ex facto oritur ius; ed invero l’esperienza dimostra che i principi sovente sono cedevoli di fronte alle particolarità, alla forza, alla esemplarità del caso concreto, che a sua volta reagisce sulle astrazioni asettiche e in tal modo concorre a riformulare i principi. Di tutto questo Franco Bonelli era sagace quanto tenace sostenitore. Ecco perché abbiamo messo in luce già nel titolo della “locandina” il connubio tra ragion pura e ragion pratica, a dimostrazione del fatto che il sapere giuridico progredisce anche e soprattutto tramite il laboratorio pratico, come del resto proprio qui a Firenze hanno dimostrato Maestri insigni quali Federico Cammeo, Piero Calamandrei, Enrico Finzi, Paolo Barile e Alberto Predieri. Sicché il dovuto e commosso ricordo di Franco è anche occasione per ricordare proprio colui a cui è intitolata la nostra Fondazione.
